Se la favicon non compare su Google ma la vedi nella scheda del browser, di solito non è un problema di qualità del sito: è un problema tecnico, e quasi sempre è uno di pochi. La favicon è l'icona accanto al nome del sito nei risultati di ricerca, e in AI Mode accompagna anche le fonti citate. Google la legge dalla home page con regole proprie, più strette di quelle dei browser: niente SVG, forma quadrata, home e file raggiungibili dai suoi crawler, redirect percorribili. Qui trovi le regole aggiornate al 27 ottobre, una procedura per capire quale si è rotta e chi deve intervenire.
Google mostra la favicon solo se la home page la dichiara con un tag link e il file è quadrato, di almeno 8×8 px (meglio oltre 48×48), in formato BMP, GIF, ICO, PNG, JPEG, PPM o TIFF: l'SVG non è accettato. Googlebot deve poter aprire la home e seguirne i redirect, Googlebot-Image deve poter scaricare il file.
01Cosa è cambiato nella guida di Google sulle favicon
Il 27 ottobre Google ha riscritto un punto della guida Define a favicon to show in search results, come ha segnalato Search Engine Roundtable. Prima diceva soltanto che Googlebot doveva poter scansionare la home e Googlebot-Image il file dell'icona. Ora dice che Googlebot deve poter scansionare la home, «follow any redirects from there» fino alla pagina in cui la favicon è dichiarata, e che nessuno di questi URL può essere bloccato dal robots.txt «or by other means». Quindi non solo il file: anche ogni passaggio di redirect tra l'indirizzo principale e la pagina finale.
La spiegazione è arrivata da John Mueller su LinkedIn, riportata dallo stesso sito: il team ha visto che i sistemi di intelligenza artificiale non capivano bene come indagare sui problemi di favicon, ha provato la nuova formulazione come se fosse un prompt e ha visto che «worked much better». Secondo Mueller la frase più esplicita aiuta anche le persone. Ci torniamo nella sezione sulla ricerca generativa, perché dice molto su come Google scrive oggi la documentazione.
La modifica del 27 ottobre segue quella del 28 agosto, quando Google ha aggiunto alla guida l'elenco dei formati supportati. Nel registro degli aggiornamenti spiega che prima la pagina rimandava a un riferimento esterno «that evolved over time and caused ambiguity», e precisa che i formati supportati non sono cambiati: l'elenco li rende solo espliciti. Sono BMP, GIF, ICO, PNG, JPEG, PPM e TIFF. SVG e WebP non ci sono. Se si prende Google in parola, chi aveva solo una favicon SVG, in altre parole, non era stato escluso ad agosto: non era mai stato nelle condizioni giuste.
Un dettaglio pratico: la versione italiana della guida risulta aggiornata all'11 settembre e non contiene ancora la frase sui redirect. Quando le due versioni non coincidono, conviene seguire quella inglese, che viene aggiornata per prima.
02Perché la favicon non compare su Google: le cause da controllare
Prima il meccanismo. La favicon non viene letta pagina per pagina: Google ne tiene una per hostname, cioè per nome a dominio o sottodominio, e la prende dalla home quando la scansiona di nuovo. Il motore non guarda cosa mostra il browser, ma cosa trova nel codice della home e se riesce a scaricare il file indicato. Per questo una favicon perfetta nella scheda di Chrome può corrispondere a un globo grigio nei risultati. Le cause ricorrenti, tra regole della guida e casi raccolti da Glenn Gabe nella sua guida ai problemi di favicon:
- Solo SVGMolti temi e framework recenti dichiarano soltanto
favicon.svg. I browser lo leggono, Google Search no. Serve un'alternativa raster (PNG o ICO) dichiarata accanto. - Formato non quadratoIl rapporto deve essere 1:1. Gabe racconta un caso in cui l'icona sembrava 96×96 ma l'immagine reale era larga solo 75 px dentro uno sfondo di 96: la favicon è tornata nei risultati solo con un vero file 96×96.
- Home o file bloccatiUn
Disallowtroppo largo nel robots.txt (per esempio sulla cartella delle immagini o del tema) chiude il file a Googlebot-Image. Lo stesso effetto può averlo una regola anti-bot della CDN o del firewall, un caso che, secondo noi, rientra negli «other means» citati ora dalla guida. - Redirect della homePassaggi da http a https, da senza www a con www, o dalla radice a
/it/: la favicon va dichiarata sulla pagina di arrivo, e ogni passaggio deve essere percorribile da Googlebot. - Tag doppi, vuoti o vecchiPiù tag
rel="icon"che puntano a file diversi, uno dei quali non valido, oppure un tag senza file. A volte resta lafavicon.icopredefinita del tema e Google mostra quella. - Sezione in sottocartellaUn negozio su
/shop/non può avere un'icona diversa dal resto del sito: Google supporta home di dominio e di sottodominio, non di sottocartella.
Ci sono anche due casi che non dipendono da te: Google sostituisce con un'icona predefinita le immagini inappropriate, e la guida avverte che rispettare tutte le regole non garantisce che la favicon venga mostrata.
03Come verificare la favicon su Google: la procedura
Accanto a ogni passo trovi chi lo fa di solito. Il titolare osserva e decide; codice, server e robots.txt sono lavoro del fornitore del sito.
- 1 · TitolareGuarda cosa mostra Google. Cerca il nome dell'azienda e osserva l'icona accanto al sito. Un globo generico vuol dire che Google non ha una favicon valida; un'icona vecchia vuol dire che non ha ancora rielaborato la home; un'icona diversa dalla tua, spesso quella del tema, indica un tag di troppo.
- 2 · FornitoreSegui i redirect della home. Da terminale,
curl -sIL https://tuosito.itmostra ogni passaggio fino alla pagina finale. Meglio redirect lato server permanenti (301 o 308), senza catene lunghe né pagine intermedie di scelta lingua. Prova anche le varianti con e senza www e in http. curl però non si presenta come Googlebot: un blocco della CDN si vede solo con il Test URL live del passo 3. - 3 · FornitoreLeggi l'HTML che vede Google. In Search Console apri Controllo URL sulla pagina finale, poi Testa URL live e Visualizza pagina sottoposta a scansione. Nell'HTML cerca i tag
rel="icon",shortcut iconeapple-touch-icon: almeno uno deve puntare a un file in formato supportato e nessuno a un file inesistente. - 4 · FornitoreApri il file e misuralo. Scaricalo e controlla i pixel reali: quadrato, almeno 8×8, meglio 96×96 o più. Se l'URL del file risponde con un redirect verso una pagina HTML (succede dopo un cambio di dominio), Google non trova un'immagine.
- 5 · FornitoreControlla gli accessi. Nel robots.txt verifica la home per Googlebot e l'URL del file per Googlebot-Image; poi chiedi all'hosting o alla CDN se ci sono regole che bloccano o sottopongono a verifica anti-bot (challenge, CAPTCHA) i crawler di Google.
- 6 · TitolareRichiedi l'indicizzazione della home da Controllo URL dopo la correzione. La guida parla di tempi da qualche giorno a qualche settimana; Gabe riporta anche casi risolti in poche ore. Nel frattempo non cambiare l'URL dell'icona: Google chiede che resti stabile.
- 7 · TitolareSe dopo alcune settimane non cambia nulla e tutti i controlli sono a posto, segnala il caso con il modulo di feedback sulle favicon linkato nella guida. Google avverte che una segnalazione non garantisce un intervento sul singolo caso.
Una regola di decisione semplice: globo grigio, guarda formato e accessi (passi 3-5); icona vecchia, togli i riferimenti al vecchio file, reindirizzalo al nuovo, come suggerito da Mueller nei casi raccolti da Gabe, e richiedi l'indicizzazione; icona sbagliata, cerca tag duplicati nel tema o nei plugin.
04A chi interessa davvero: tre scenari tipici
- PMI di GrassobbioUn'azienda di componenti rifà il sito con un framework moderno che inserisce solo
favicon.svg. Nel browser è tutto perfetto, su Google compare il globo. Soluzione: aggiungere un PNG quadrato da 192×192 o un ICO, dichiarato accanto all'SVG. - Studio di TreviglioUno studio di commercialisti passa a un nuovo dominio. Il tema continua a puntare all'icona sul vecchio indirizzo, che ora reindirizza tutto alla nuova home: Google chiede un'immagine e riceve una pagina. È uno dei controlli da inserire nella lista di chi gestisce un cambio di dominio o una migrazione.
- Negozio di SeriateUn negozio di arredamento vuole un'icona diversa per l'e-commerce su
/shop/. Non si può: serve un sottodominio, con i costi SEO di una proprietà separata. Nella maggior parte dei casi non ne vale la pena, meglio una sola icona riconoscibile.
Perché preoccuparsene, se non sposta le posizioni? Perché nei risultati, da mobile e da desktop, e nelle citazioni delle risposte generative l'icona e il nome del sito sono le prime cose che identificano chi parla. Google non ha pubblicato dati sull'effetto della favicon sui clic e noi non ne inventiamo, ma un globo generico accanto a un marchio locale che le persone conoscono è un'occasione persa di farsi riconoscere.
05Favicon, AI Mode e assistenti IA: cosa cambia nella ricerca generativa
In AI Mode le favicon delle fonti compaiono sopra le schede dei link citati, e Google ha provato anche a ripeterle in fondo alla risposta, come ha documentato Search Engine Roundtable a febbraio. Google non spiega se lì usa la stessa favicon dei risultati classici; è ragionevole pensarlo, perché la regola è una per hostname e AI Mode è una funzione di Search, ma Google non l'ha confermato. Se è così, un sito senza favicon valida arriva anche nelle citazioni generative con un'icona anonima. Su come entrare in quelle citazioni abbiamo scritto una guida a parte su come comparire nelle AI Overview.
Il punto più interessante però è la frase di Mueller. Google ha riscritto la guida perché gli assistenti IA, interrogati sul problema, non ne seguivano la logica. Mueller parla di sistemi di IA che non capivano come indagare il problema; è probabile che dipenda dal fatto che sempre più persone e strumenti usano ChatGPT, Gemini o Claude per diagnosticare un sito, e le risposte dipendono da cosa quei modelli hanno letto. Molte guide in circolazione, anche di strumenti noti, ripetono ancora regole superate come «multipli di 48 px» o «SVG supportato». Se usi un assistente per questo controllo, chiedigli di leggere la pagina di Google in inglese di oggi e di citarne la data di aggiornamento.
Vale anche per il tuo sito: condizioni esplicite, passaggi in ordine, eccezioni dichiarate. È lo stesso modo di scrivere che rende una pagina più facile da citare, ed è una parte concreta del lavoro di ottimizzazione per i motori generativi.
06Gli errori più comuni sulla favicon
- Collegarla a un core updateQuando un utente gli ha segnalato una favicon sparita, Mueller ha risposto che «that would be unrelated to anything around a core update», come riporta Search Engine Roundtable. Icona sparita e traffico in calo nello stesso periodo sono due indagini separate.
- Credere alla regola dei 48 pxLa versione precedente della guida di Google chiedeva multipli di 48 px, e molte guide italiane lo ripetono ancora. Oggi la guida chiede un quadrato di almeno 8×8 e consiglia di superare 48×48. Un file da 50×50 quadrato non è più un errore in sé.
- Bloccare le cartelle degli assetChiudere
/wp-content/o/assets/nel robots.txt per «risparmiare crawl budget» blocca anche l'icona, oltre a CSS e immagini che servono a Google per leggere la pagina. - Cambiare spesso l'URL del fileRinominare l'icona a ogni restyling o aggiungere parametri di versione cambia l'indirizzo. La guida chiede un URL stabile.
- Fermarsi al test nel browserIl browser accetta formati e percorsi che Google non accetta. La verifica che conta è l'HTML che vede Googlebot, più il file aperto come lo apre Googlebot-Image.
07Cosa ne pensiamo
La favicon è un controllo piccolo, ma si rompe sempre negli stessi momenti: restyling, cambio di tema, cambio di dominio, nuove regole di sicurezza sulla CDN. Per questo la mettiamo nella lista di verifica di ogni rilascio, accanto a robots.txt, canonical e redirect, e non la trattiamo come un dettaglio grafico. Fa parte del lavoro di SEO tecnico quanto una mappa dei redirect.
La nostra regola è semplice: l'SVG va bene per i browser, ma accanto deve esserci sempre almeno un file raster che Google accetta. Va bene anche un PNG dichiarato come apple-touch-icon, uno dei valori di rel che la guida elenca come supportati, ma per chiarezza consigliamo di dichiararlo anche come rel="icon". La modifica del 27 ottobre conta meno per la sostanza, che era già implicita, e più per il metodo: almeno in questo caso, Google ha scritto la documentazione pensando che a leggerla sia anche un'IA. Conviene fare lo stesso con le proprie pagine.
→In sintesi
Se la favicon non compare su Google, controlla nell'ordine: formato (niente SVG da solo), forma quadrata e dimensioni, tag nella pagina finale dopo i redirect, accessi di Googlebot alla home e di Googlebot-Image al file. Poi richiedi l'indicizzazione della home e lascia stabile l'URL. Non è un segnale di qualità e non c'entra con i core update, ma è il primo elemento con cui il tuo sito si fa riconoscere nei risultati e nelle citazioni dell'IA.
FAQDomande frequenti sulla favicon su Google
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→Perché la favicon non compare su Google?
Di solito per un motivo tecnico: file solo in SVG, immagine non quadrata, tag mancante sulla pagina finale dopo i redirect, home o file bloccati dal robots.txt o da un firewall. Può anche darsi che Google non abbia ancora rielaborato la home dopo una modifica, cosa che può richiedere da qualche giorno a qualche settimana.
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→Google supporta le favicon in SVG?
No. La guida di Google elenca come formati supportati BMP, GIF, ICO, PNG, JPEG, PPM e TIFF; SVG e WebP non ci sono. Puoi tenere l'SVG per i browser, ma devi dichiarare accanto un PNG o un ICO quadrato.
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→Che dimensioni deve avere la favicon per Google?
Deve essere quadrata, con rapporto 1:1, e grande almeno 8×8 pixel. Google consiglia di superare i 48×48 pixel perché l'icona venga mostrata bene su tutte le superfici: un PNG da 96×96 o 192×192 è una scelta sicura.
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→Quanto tempo ci vuole perché Google aggiorni la favicon?
Dipende da quando Google scansiona di nuovo la home: la guida parla di un periodo da qualche giorno a qualche settimana. Puoi accelerare richiedendo l'indicizzazione della home con lo strumento Controllo URL di Search Console.
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→La favicon influisce sul posizionamento su Google?
Google non la presenta come fattore di posizionamento: è un elemento di visualizzazione del risultato. In un caso segnalato, John Mueller ha escluso che la scomparsa della favicon abbia a che fare con i core update. Conta però per il riconoscimento del marchio nei risultati e nelle citazioni di AI Mode.
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→Posso avere una favicon diversa per una sezione del sito?
Solo se la sezione sta su un sottodominio, come negozio.tuosito.it. Google usa una favicon per hostname e non supporta home in sottocartella, quindi una sezione come tuosito.it/shop/ mostra la stessa icona del resto del sito.
↗Fonti
- GoogleDefine a favicon to show in search results (aggiornata il 27 ottobre 2026)
- GoogleDefinire una favicon da mostrare nei risultati di ricerca (versione italiana)
- GoogleAggiornamenti della documentazione della Ricerca Google (voce del 28 agosto 2026)
- SE RoundtableGooglebot Must Follow Redirects From Homepage To Favicon, Updated Doc Says (27 ottobre 2026)
- SE RoundtableGoogle: Favicons In Search Not Impacted By Google Core Updates (15 gennaio 2026)
- SE RoundtableTest delle favicon delle fonti in AI Mode (10 febbraio 2026)
- GSQiGlenn Gabe, Favi-gone: guida ai problemi di favicon nella Ricerca Google