Un URL SEO friendly non è un indirizzo pieno di parole chiave. Il 14 ottobre 2026, nel primo episodio della serie video The Non-Canonical Cabinet di Google Search Central, Gary Illyes ha definito le parole chiave nell'URL "un segnale incredibilmente piccolo", che conta solo quando Google non ha nient'altro su cui basarsi. Qui trovi cosa rende davvero un URL adatto a Google, come gestire accenti e apostrofi negli indirizzi in italiano, quando conviene cambiare gli URL di un sito esistente e come controllarli in Search Console.
Un URL SEO friendly è leggibile, stabile e unico: parole separate da trattini, minuscole, niente parametri inutili, niente contenuti raggiungibili solo dopo il #. Le parole chiave nell'indirizzo pesano pochissimo sul posizionamento, quindi non vale la pena cambiare URL che funzionano: il rischio di perdere posizioni supera quasi sempre il guadagno.
01Le parole chiave nell'URL sono un fattore di posizionamento?
Sì, ma minimo. Nel video, riportato da Search Engine Journal e da Search Engine Roundtable, Illyes spiega che le parole nell'URL "contano davvero solo quando non abbiamo assolutamente nient'altro su cui basarci", per esempio un sito online da pochi secondi e ancora senza contenuti. Appena Google vede il contenuto, le parole chiave nel dominio e nell'URL diventano "sostanzialmente irrilevanti". Secondo il resoconto di Search Engine Roundtable, nel video si precisa anche che Google sa riconoscere lo spam negli URL.
Non è una novità, è una conferma: come ricorda Search Engine Journal, John Mueller parlava di fattore "molto piccolo" già nel 2016 e "molto, molto leggero" nel 2021. Il meccanismo è semplice: per capire di cosa parla una pagina Google ha a disposizione il testo, il titolo, le intestazioni, i dati strutturati, i link che arrivano alla pagina e il testo di quei link. L'indirizzo è un'informazione di riserva, utile solo quando manca tutto il resto.
Eppure tra i primi risultati in italiano c'è ancora chi risponde "sì, lo slug con la parola chiave aiuta il ranking" (lo slug è la parte finale dell'indirizzo, come /url-seo-friendly/), senza dati. Da lì nascono richieste come "rifacciamo tutti gli URL con le parole chiave", quasi sempre un errore.
02Cosa rende un URL SEO friendly secondo Google
La guida di Google sulla struttura degli URL (aggiornata il 10 dicembre 2025) non parla di posizionamento, ma di scansione: URL mal costruiti possono portare a una scansione eccessiva oppure a nessuna scansione. Le regole che contano per un sito aziendale:
- Parole leggibiliMeglio
/serramenti-in-legno/che/?p=1432, e nella lingua del pubblico: per un sito italiano, parole italiane. - TrattiniI trattini separano le parole. Con il trattino basso, ha spiegato Illyes, Google tratta le parole unite come "una sola parola lunga", anche se a volte riesce comunque a distinguerle.
- MaiuscolePer Google
/Prodottie/prodottisono due URL diversi. Se il server li serve entrambi, si sceglie una forma sola (di norma le minuscole). - ParametriVanno tolti quelli che non cambiano il contenuto: ID di sessione, codici di tracciamento, ordinamenti. Ogni combinazione è un URL in più da scansionare.
- Niente #Google in genere non supporta i frammenti (la parte dopo
#): un contenuto che cambia solo con/#/serviziper Google non ha un indirizzo proprio.
Il problema vero, per la maggior parte dei siti, non è la bellezza dell'indirizzo ma la duplicazione. Quando la stessa pagina risponde a più URL (con e senza parametri, maiuscole e minuscole, con e senza barra finale), Google deve scegliere quale considerare principale, cioè la versione canonica, e distribuisce la scansione su copie inutili. Su un sito di trenta pagine il crawl budget, cioè quante pagine Google è disposto a scansionare in un certo periodo, non è un problema. Su un e-commerce con filtri per colore, taglia e prezzo, le combinazioni possono diventare migliaia e rallentare la scoperta delle pagine che contano.
03URL con accenti, apostrofi ed emoji: come scriverli in italiano
È la parte che le guide tradotte dall'inglese saltano. Un URL può contenere solo un insieme ristretto di caratteri ASCII: tutto il resto viene convertito in percent-encoding, una sequenza di codici preceduti da %. La guida di Google lo mostra con il tedesco: gemüse diventa gem%C3%BCse. Allo stesso modo /perché-scegliere-noi/ diventa /perch%C3%A9-scegliere-noi/. Nel video Illyes conferma che Googlebot scansiona ed elabora anche un URL con una emoji nel percorso, ma avverte che alcuni browser e app social mostrano "una stringa incomprensibile" al posto del carattere. Le emoji nel nome di dominio, invece, non sono ammesse dagli standard attuali.
Quindi un accento nell'URL non danneggia la scansione, ma crea due problemi pratici. Il primo: quando l'indirizzo viene copiato in un'email, su WhatsApp o in un preventivo, spesso compare nella forma codificata, illeggibile e poco affidabile all'occhio del cliente. Il secondo è più sottile: la stessa "é" si può codificare in due modi, come carattere unico (%C3%A9) oppure come "e" seguita da un accento separato (e%CC%81), cosa che può succedere quando il testo arriva incollato da programmi diversi. A occhio i due indirizzi sono identici, per un server e per Google sono due URL distinti.
Molti CMS risolvono da soli. WordPress, quando crea lo slug dal titolo, passa il testo per la funzione remove_accents(), che sostituisce le lettere accentate con quelle semplici (città diventa citta) e toglie la punteggiatura. Con l'italiano c'è un effetto collaterale: togliendo l'apostrofo, "l'impianto dell'azienda" diventa limpianto-dellazienda. Non è un disastro per il ranking, visto quanto poco pesa l'URL, ma è brutto da leggere e da dettare al telefono. Per le pagine importanti lo slug conviene scriverlo a mano, prima di pubblicare:
- AccentiLettera semplice:
/perche-sceglierci/,/qualita-certificata/. - ApostrofiTogli articolo e preposizione invece di fonderli:
/manutenzione-impianto/, non/manutenzione-dellimpianto/. - LunghezzaIl concetto, non il titolo intero:
/commercialista-treviglio/basta, non serve la frase completa. - Date e numeriEvitali se la pagina verrà aggiornata:
/listino-prezzi/invecchia meglio di/listino-prezzi-2026/.
Queste regole valgono per le pagine nuove. Se il sito ha già URL accentati che funzionano, non toglierli: vale il criterio della sezione successiva.
04Conviene cambiare gli URL di un sito esistente?
Quasi mai per ragioni di SEO. Nel 2022 Mueller l'ha detto in modo esplicito, come riportato da Search Engine Roundtable: il cambio aiuta il sito "molto, molto raramente", può danneggiarlo per un po', e gli URL vanno cambiati "per motivi reali, non per vaghi motivi di 'fa bene alla SEO'". L'unica eccezione che ha citato: forse, "se hanno URL terribili che non si riescono nemmeno a copiare e incollare".
Il motivo è nel modo in cui Google registra lo spostamento. La guida allo spostamento di un sito con cambio di URL avverte che durante la nuova scansione e indicizzazione "potresti avere oscillazioni di ranking", chiede redirect permanenti (301 o 308, che non fanno perdere PageRank) mantenuti "in genere almeno 1 anno", e l'aggiornamento di link interni e sitemap. La stessa guida spiega che i tempi dipendono dal numero di URL e dalla velocità del server; nei dati mostrati da Illyes a Barcellona, che abbiamo raccolto nell'articolo sui tempi di indicizzazione di Google, una migrazione si assesta in 1-3 mesi nel caso tipico. Il prezzo è alto per un segnale "incredibilmente piccolo".
Questo è il criterio che usiamo:
- Non cambiareURL con trattini bassi, senza parola chiave, un po' lunghi o con la data, se la pagina è indicizzata e porta visite. Il guadagno atteso è vicino a zero.
- Cambia, con redirectIl contenuto è cambiato davvero (servizio dismesso e sostituito), stai già rifacendo il sito o cambiando piattaforma, o gli indirizzi sono solo numeri e parametri impossibili da condividere.
- Correggi senza rinominarePagine duplicate per parametri, maiuscole o barra finale: si sistemano con canonical, redirect dalle varianti e link interni coerenti, lasciando invariato l'URL principale.
Due scenari tipici. Uno studio di commercialisti di Treviglio ha le pagine dei servizi con indirizzi come /servizi_contabilita_ordinaria/. Sono indicizzate, compaiono per il nome dello studio e per "commercialista Treviglio". Il consiglio è lasciarle come sono e usare i trattini solo per le pagine nuove. Diverso il caso di un negozio online di articoli sportivi della Val Seriana, dove ogni filtro aggiunge un parametro e Search Console mostra migliaia di pagine "duplicate": lì non si rinomina niente, si riduce il numero di URL che Google può scansionare.
05Come controllare gli URL del tuo sito in Search Console: 6 passi
I primi due passi li può fare chi ha accesso a Search Console, gli altri richiedono chi gestisce il sito. I nomi dei menu possono variare leggermente tra interfaccia italiana e inglese.
- 1 · TitolareIn Indicizzazione → Pagine apri l'elenco dei motivi per cui alcune pagine non sono indicizzate. Annota quante sono in "Duplicata senza URL canonico selezionato dall'utente" e in "Duplicata, Google ha scelto una pagina canonica diversa dall'utente". Stati come "Pagina alternativa con tag canonical appropriato" e "Pagina con reindirizzamento" di solito sono normali e non vanno corretti.
- 2 · TitolareApri gli esempi di quei due stati. Se vedi indirizzi con
?, maiuscole,%C3o varianti della stessa pagina, hai un problema di duplicazione, non di parole chiave. - 3 · FornitoreIn Prestazioni → Risultati di ricerca aggiungi il filtro Pagina con "URL contenente"
?(oppure una regex personalizzata come[?%]). Il rapporto attribuisce i dati alla versione che Google ha scelto come canonica: se compaiono URL con parametri, Google ha scelto quelli al posto della versione pulita. - 4 · FornitoreCon Controllo URL verifica le pagine principali: confronta "URL canonico dichiarato dall'utente" e "URL canonico selezionato da Google". Se non coincidono, Google sta ignorando la tua indicazione: di solito perché link interni, sitemap e canonical dicono cose diverse.
- 5 · FornitoreIn Impostazioni → Statistiche di scansione guarda gli esempi di URL richiesti. Se Googlebot passa molto tempo su filtri, ordinamenti o calendari, valuta di bloccarli in robots.txt, come suggerisce la guida di Google, e di togliere i link che li generano. Attenzione all'ordine: robots.txt blocca la scansione, non l'indicizzazione, e su una pagina bloccata Google non vede più né noindex né canonical. Le pagine già indicizzate si sistemano prima, e non si bloccano i filtri che portano visite (come "scarpe trail uomo").
- 6 · EntrambiPrima di pubblicare una pagina nuova, scrivete lo slug a mano con le regole della sezione 03. Se un URL va cambiato, preparate prima l'elenco vecchio → nuovo, i redirect 301 e l'aggiornamento dei link interni.
Gran parte di questo lavoro è SEO tecnica: correggere template, regole del server e generazione dei link non è qualcosa che si fa dal pannello del CMS in dieci minuti.
06Gli URL contano per ChatGPT, Gemini e Perplexity?
Non abbiamo trovato dati di fonte primaria che dimostrino che un URL con parole chiave venga citato di più dagli assistenti IA, e diffidiamo di chi lo afferma. Quello che si può dire con sicurezza riguarda il funzionamento di base. Le risposte generative citano pagine, e una pagina si cita tramite il suo indirizzo: un contenuto raggiungibile solo dopo un #, o caricato senza un URL proprio, non può essere indicato come fonte se non attraverso la pagina che lo contiene. Quando un motore punta a un passaggio preciso, spesso lo fa con un text fragment (#:~:text=) aggiunto a una pagina che ha già un indirizzo suo: non è una scorciatoia per chi costruisce il sito tutto su #. Per comparire come link nelle funzioni IA di Google, poi, una pagina deve essere indicizzata, quindi i problemi di canonica e duplicazione visti sopra pesano anche lì.
Resta l'effetto sulle persone: è ragionevole pensare che, accanto a una citazione, /manutenzione-caldaie-bergamo/ ispiri più fiducia di /index.php?id=88&s=2, ma è un'ipotesi sul comportamento degli utenti, non un segnale per i modelli. Nel lavoro di ottimizzazione per i motori generativi gli URL vengono dopo contenuti e accesso dei crawler, come nella SEO classica.
07Cosa ne pensiamo
Il video di Google conferma una cosa che vediamo spesso nelle analisi dei siti delle PMI: tempo e budget spesi a ritoccare indirizzi che funzionavano, mentre i problemi reali restano. I problemi reali di solito sono altri: pagine duplicate da parametri e filtri, o canonical che dicono una cosa mentre link interni e sitemap ne dicono un'altra. Per noi la priorità è la duplicazione, non l'estetica dell'indirizzo.
Se chi ti segue propone di rinominare tutti gli indirizzi del sito come intervento SEO, chiedigli quale problema misurato risolve e come gestirà redirect e link interni. Se la risposta non c'è, chiedi una consulenza SEO indipendente prima di procedere.
→In sintesi
Il 14 ottobre 2026 Google ha ribadito che le parole chiave negli URL sono un segnale minimo. Per le pagine nuove scrivi slug brevi, con i trattini e senza accenti né apostrofi fusi; quelli esistenti cambiali solo per motivi reali, con redirect 301 mantenuti almeno un anno, e cerca i duplicati nel rapporto Pagine di Search Console.
FAQDomande frequenti sugli URL SEO friendly
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→Le parole chiave nell'URL aiutano il posizionamento su Google?
Pochissimo. Nel video di Google Search Central del 14 ottobre 2026 Gary Illyes le ha definite un segnale incredibilmente piccolo, che conta solo quando Google non ha altre informazioni, come per un sito appena nato senza contenuti. Quando Google vede il contenuto della pagina, diventano sostanzialmente irrilevanti.
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→Meglio i trattini o i trattini bassi negli URL?
I trattini. Google consiglia di separare le parole con il trattino, mentre con il trattino basso tratta le parole unite come una sola parola lunga, anche se a volte riesce a distinguerle. Non vale però la pena cambiare URL esistenti solo per sostituire i trattini bassi.
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→Si possono usare lettere accentate negli URL?
Tecnicamente sì: i caratteri non ASCII vengono convertiti in percent-encoding e Google li scansiona. In pratica conviene evitarli, perché copiati in email o messaggi compaiono come codici illeggibili e rischiano di creare due versioni dello stesso indirizzo. Meglio scrivere perche al posto di perché.
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→Cambiare gli URL di un sito fa perdere posizionamento?
Può farlo per un periodo. Google avverte che durante lo spostamento ci possono essere oscillazioni di ranking e chiede redirect permanenti 301 o 308 mantenuti in genere almeno un anno, oltre all'aggiornamento di link interni e sitemap. Per questo gli URL si cambiano solo per motivi reali, non per aggiungere parole chiave.
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→Come vedo se il mio sito ha URL duplicati?
In Search Console apri il rapporto Pagine nella sezione Indicizzazione e controlla gli stati che parlano di pagine duplicate. Se negli esempi trovi indirizzi con parametri, maiuscole o varianti della stessa pagina, il problema è la duplicazione. Con Controllo URL puoi confrontare la canonica che hai indicato con quella scelta da Google.
↗Fonti
- GoogleURL structure best practices for Google (aggiornata il 10 dicembre 2025)
- GoogleHow to move a site: spostamento con cambio di URL (aggiornata il 20 agosto 2026)
- GoogleThe Non-Canonical Cabinet: What can you actually put in a URL? (14 ottobre 2026)
- SEJSearch Engine Journal: Google Launches A Video Series For Odd Technical SEO Questions (14 ottobre 2026)
- SERSearch Engine Roundtable: Google Search Video On URLs: Ranking Factor, Hyphens vs Underscores & Emojis
- SERSearch Engine Roundtable: Google Really Wants You To Avoid Changing URLs Just For SEO Reasons (29 settembre 2022)
- WordPressRiferimento della funzione sanitize_title() e remove_accents()